Benedizione

Roma, 2000

Carissimi,

con quest’ultima lettera vengo a chiedere la vostra benedizione, a darvi la mia benedizione. Chiedo la vostra benedizione. Bene-dire” significa invocare ogni “bene” da parte di Dio, donare la grazia che Egli ha riversato nelle nostre mani per gli altri. Nella chiesa antica ogni passo importante di un membro della comunità veniva accompagnato dalla preghiera di tutti e dall’invocazione dello Spirito Santo. Mi è capitato spesso in questi anni che qualcuno venisse a chiedermi la benedizione perché partiva, perché iniziava un nuovo lavoro, perché si accingeva al matrimonio, perché aspettava un bambino, perché attraversava un momento difficile, perché doveva prendere una decisione delicata. La mia è stata una benedizione da pastore e capo, in forza del sacramento dell’ordine. Ma anche voi siete, in forza del sacramento del battesimo, «sacerdoti, re e profeti del Signore», depositari di grazia divina e portatori di Spirito Santo per i vostri fratelli e per il mondo intero. Ogni “cristiano”, come dice il nome, ha in sé lo “Spirito di Cristo” perché partecipa della sua “unzione” che lo consacra figlio di Dio e portatore della salvezza di Cristo. Per questo i genitori possono benedire i figli, i membri di una comunità possono benedire i propri fratelli e tutti possiamo benedirci a vicenda, invocando gli uni sugli altri la grazia di Dio e la potenza dello Spirito Santo. Vi chiedo di farlo per me.

Vengo a benedirvi. L’ho sempre fatto in questi anni. In ogni circostanza. Lo faccio in modo particolare ora, affidandovi allo Spirito Santo e invocando su di voi la grazia di Dio: una grazia di consolazione, di forza, di perdono, di guarigione, di unità, di accoglienza, di apostolato, di riconciliazione, di luce, di gioia, di pace, di vita eterna. Lo farò ogni giorno nella preghiera e nella messa, dovunque sarò.

Vi saluto, vi ringrazio, vi abbraccio

don Andrea