Testimonianze

Francesca ci è di grande aiuto

Quale gioia quando la Responsabile della Casa di Riposo mi disse:  “Francesca ci è di grande aiuto” .

Francesca non è una volontaria della Casa di Riposo, è un’ospite serena e gioiosa che vive alla presenza del suo Signore come nell’aria che respira e che, guardando i suoi compagni di strada verso la meta, dice; “Ecco oggi la mia adorazione eucaristica”.

Lei sa godere di un fiore che spunta in giardino, del battito d’ali di un uccello che vola nel cielo, dell’attenzione di una sorella, che ha occhi per vedere il prossimo.

È una donna dal cuore materno che pensa sempre ai bambini che hanno fame e a loro cerca di provvedere; è una spigolatrice che ha trovato lì il suo campo dove, in umiltà e silenzio, spigolare  i più poveri di grazia e di amore.

Francesca non sa rispondere al questionario CIIS sull’invecchiamento attivo, ma sa vivere attivamente i suoi 92 anni.

Grazie Francesca, siamo orgogliose di te!

 

Spigolando, spigolando 

Spigolando lungo le strade della mia città ho incontrato M.

Era bella e molto dignitosa nel suo portamento. Mi ha salutata festosamente ma in fondo al suo sguardo ho visto molta tristezza. Ci siamo soffermate a guardarci negli occhi e, quasi  rispondendo ad un mio silenzioso interrogativo, ha subito riversato nel mio cuore l’angoscia del suo cuore, sicura di trovarvi accoglienza e comprensione.

Aspetto un bambino”, mi ha detto, “ma ho già fatto  la certificazione per l’aborto” e quasi a giustificazione ha aggiunto “non posso permettermi un altro bambino, ne ho già quattro e uno con problemi sanitari”.

Avevo davanti a me una mamma che con sofferenza aveva deciso di togliere la vita a suo figlio. Che cosa c’è di più doloroso? Lei sapeva che io ero impegnata nel Centro di Aiuto alla Vita ed ero di conseguenza contro l’aborto. La sua confidenza portava perciò una richiesta di aiuto che molto probabilmente non sarebbe venuta a fare nel centro d’ascolto C.A.V. ma lì sulla strada le era venuta spontanea così come si fa con una persona amica.

Soffermate su quella strada benedetta in un abbraccio fatto di lacrime e parole di speranza, ci siamo alleate per la vita.

E Michele, ora che ha fatto il suo ingresso nel nostro mondo, ci guarda con grandi occhi pieni di meraviglia mentre mamma e papà lo guardano con infinito amore  e a noi dicono: “Grazie per il coraggio”

E così spigolando per le strade del mondo possiamo essere chiamate a dare una mano a Dio a soccorrere i suoi poveri.

 

Gli inizi della mia storia

La mia chiamata alla consacrazione è coincisa con la mia conversione.

La conoscenza che avevo di Dio era tradizionale (diciamo “per sentito dire”) e in parte legata alla mia mamma che era una donna splendida. E io, menefreghista, ero fidanzata.

La mia casa era situata sulle montagne umbre (per arrivarci non c’erano strade, se non piccole mulattiere ridotte a fossi dalle piogge), a metà del percorso che san Francesco fece da Bagnara ad Assisi prima di morire: il monte Subasio da una parte e il monte Pennino dall’altra, le cui cime si perdevano nel cielo e mi davano un senso di infinito, di pace.

Spingevo lo sguardo nelle vallate lontane seguendo il fumo delle locomotive che si dileguavano piano piano lungo il loro percorso. Questi monti erano tutta la mia cultura.

Qui ho vissuto fino a diciotto anni con la mia famiglia: genitori e fratelli. La povertà era la nostra sorella. Bisognava decidersi ad andare in città per guadagnare qualche soldo per preparare il corredo che ogni giovane doveva avere per un eventuale matrimonio.

Con altre ragazze partii per F., con molta titubanza. Avevo quindici anni.

Una famiglia stupenda, molto cristiana, mi accolse e da essa appresi un modo e uno spirito diverso di vivere e di pensare che mi affascinò.

Partecipai ad una novena dell’Immacolata nella cattedrale di F. e questo segnò l’inizio di un cammino diverso per me. Cominciai a pensare alla mia anima, a Dio in primo luogo. Lessi il Vangelo da cima a fondo, meravigliata di come si ripetessero le stesse cose tre, quattro volte nello stesso testo. Mi sembrava che queste parole cadessero in una terra fertile per germinare, nella quale c’era spazio per costruire una vita diversa,

Credo che la grazia di Dio mi invase e mi rovesciò dalla testa ai piedi. Il mio modo di pensare, di agire non era più quello di prima. Ero felice. Scomparvero le paure e la tristezza che avevo accumulato, mi sentivo leggera, pensavo sempre al Signore e piano piano maturai l’idea della consacrazione, ma non sapevo come.

Una volta capitò Pia. Sapevo che stava fondando un Istituto dove già erano andate delle giovani. Incontrai Teresa  e Gabriella che stavano andando a Città di Castello e si fermarono nella famiglia presso la quale io lavoravo. Due ragazze molto spirituali, belle e intelligenti.

Una volta parlai con don Fiordelli. Da quel colloquio ebbi tanta pace e sicurezza. Mi decisi per la consacrazione, ma dovevo fare i conti con la mia famiglia che mi fece subito tornare a casa. Prima, però, ebbi la possibilità di partecipare ad un ritiro spirituale a Città di Castello con le prime cinque/sei spigolatrici. Rimasi affascinata dalla loro delicatezza, dal loro modo di fare fraterno, dolce, amico, altruista, spirituale.

Tornata a casa non ebbi più contatti con le spigolatrici. Leggevo il Vangelo e gli scritti di santa Teresina del Bambin Gesù.

Per un triste evento di famiglia, mi recai all’ospedale di F. e così approfittai per andare da Pia. Dopo una grande accoglienza decisi di rimanere lì. Telefonai ai miei che mi vennero subito a prendere, ma non tornai a casa.

Dopo circa otto giorni andai alla Casa della Giovane a Città di Castello dove c’erano altre due o tre spigolatrici e mi trovai subito bene.

Avevamo ventidue anni, eravamo entusiaste e ci volevamo molto bene. Pregavamo molto ed eravamo piene di zelo.

Ricordo tutto con tanta gioia: le partite a pallavolo con le adolescenti e tante altre cose.

Ringrazio Dio di queste esperienze fatte agli inizi del nostro Istituto.                                                     Angela