Testimonianze

Gli inizi della mia storia

La mia chiamata alla consacrazione è coincisa con la mia conversione.

La conoscenza che avevo di Dio era tradizionale (diciamo “per sentito dire”) e in parte legata alla mia mamma che era una donna splendida. E io, menefreghista, ero fidanzata.

La mia casa era situata sulle montagne umbre (per arrivarci non c’erano strade, se non piccole mulattiere ridotte a fossi dalle piogge), a metà del percorso che san Francesco fece da Bagnara ad Assisi prima di morire: il monte Subasio da una parte e il monte Pennino dall’altra, le cui cime si perdevano nel cielo e mi davano un senso di infinito, di pace.

Spingevo lo sguardo nelle vallate lontane seguendo il fumo delle locomotive che si dileguavano piano piano lungo il loro percorso. Questi monti erano tutta la mia cultura.

Qui ho vissuto fino a diciotto anni con la mia famiglia: genitori e fratelli. La povertà era la nostra sorella. Bisognava decidersi ad andare in città per guadagnare qualche soldo per preparare il corredo che ogni giovane doveva avere per un eventuale matrimonio.

Con altre ragazze partii per F., con molta titubanza. Avevo quindici anni.

Una famiglia stupenda, molto cristiana, mi accolse e da essa appresi un modo e uno spirito diverso di vivere e di pensare che mi affascinò.

Partecipai ad una novena dell’Immacolata nella cattedrale di F. e questo segnò l’inizio di un cammino diverso per me. Cominciai a pensare alla mia anima, a Dio in primo luogo. Lessi il Vangelo da cima a fondo, meravigliata di come si ripetessero le stesse cose tre, quattro volte nello stesso testo. Mi sembrava che queste parole cadessero in una terra fertile per germinare, nella quale c’era spazio per costruire una vita diversa,

Credo che la grazia di Dio mi invase e mi rovesciò dalla testa ai piedi. Il mio modo di pensare, di agire non era più quello di prima. Ero felice. Scomparvero le paure e la tristezza che avevo accumulato, mi sentivo leggera, pensavo sempre al Signore e piano piano maturai l’idea della consacrazione, ma non sapevo come.

Una volta capitò Pia. Sapevo che stava fondando un Istituto dove già erano andate delle giovani. Incontrai Teresa  e Gabriella che stavano andando a Città di Castello e si fermarono nella famiglia presso la quale io lavoravo. Due ragazze molto spirituali, belle e intelligenti.

Una volta parlai con don Fiordelli. Da quel colloquio ebbi tanta pace e sicurezza. Mi decisi per la consacrazione, ma dovevo fare i conti con la mia famiglia che mi fece subito tornare a casa. Prima, però, ebbi la possibilità di partecipare ad un ritiro spirituale a Città di Castello con le prime cinque/sei spigolatrici. Rimasi affascinata dalla loro delicatezza, dal loro modo di fare fraterno, dolce, amico, altruista, spirituale.

Tornata a casa non ebbi più contatti con le spigolatrici. Leggevo il Vangelo e gli scritti di santa Teresina del Bambin Gesù.

Per un triste evento di famiglia, mi recai all’ospedale di F. e così approfittai per andare da Pia. Dopo una grande accoglienza decisi di rimanere lì. Telefonai ai miei che mi vennero subito a prendere, ma non tornai a casa.

Dopo circa otto giorni andai alla Casa della Giovane a Città di Castello dove c’erano altre due o tre spigolatrici e mi trovai subito bene.

Avevamo ventidue anni, eravamo entusiaste e ci volevamo molto bene. Pregavamo molto ed eravamo piene di zelo.

Ricordo tutto con tanta gioia: le partite a pallavolo con le adolescenti e tante altre cose.

Ringrazio Dio di queste esperienze fatte agli inizi del nostro Istituto.                                                     Angela